Bot people: ha davvero senso investire nei BOT?

Bot people è una parola coniata dagli economisti italiani, per identificare tutti quei risparmiatori che mettono in portafoglio prevalentemente titoli di Stato con una predilezione per i BOT.

Molti, in Italia e all’estero, si domandano giustamente che cosa ci vediamo di così interessante nei bot e sopratutto come mai non facciamo come il resto del mondo che investe almeno un terzo dei risparmi in fondi azionari.

Le abitudini hanno sempre motivazioni radicate nelle menti e nella fattispecie quelle dei bot risalgono a molti anni fa. Vediamo come stanno le cose…

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Negli anni ’70 e ’80 i bot furono introdotti per coprire dei debiti ritenuti momentanei (le ultime parole famose…) e quindi si crearono delle obbligazioni a brevissima scadenza (i bot appunto) per reperire velocemente questi fondi.

I bot hanno, difatti, durata trimestrale, semestrale o annuale, proprio a rimarcare il fatto che erano obbligazioni a uso temporaneo.

Queste durate furono ben viste dal risparmiatore nostrano, in quanto permettevano di vincolare i soldi per poco tempo al contrario di CCT e BTP che invece bloccano letteralmente i tuoi soldi.

Tuttavia il vero successo del bot e ovviamente anche di tutte le altre obbligazioni italiane fu il fatto che, vista l’inflazione elevatissima degli anni ’70 e ’80 (che raggiungeva a volte il 15%), anche le obbligazioni avevano rendimenti elevatissimi (dal 15 al 25% annuo).

In pratica, l’Italiano medio si trovava di fronte al dilemma se investire nelle azioni che rendevano circa il 15% annuo (solo sul lungo periodo), oppure se incamerare bot e btp con resa maggiore e costante.

Ovviamente, la scelta ricadeva sempre sulle obbligazioni perché ritenute sicure, anche se nessuno si chiedeva come mai allora le cedole fossero così grosse e sopratutto come mai gli investitori esteri non impazzivano affatto per le nostre obbligazioni.

Diciamo che siamo stati fortunati se, in quegli anni, il nostro paese non ha subito una bancarotta come l’Argentina con i suoi bond!

La situazione odierna è cambiata radicalmente. Infatti, i bot non danno più il 15/18% annui ma solo l’1/1.5% e i btp sono scesi dall’oltre 20% a circa il 3%, tuttavia la gente sembra non averci fatto caso.

Cioè prima il bot rendeva, anche nel taglio trimestrale, almeno 2 o 3 punti percentuali in più dell’inflazione e il btp anche fino a 6 o 7 punti in più; mentre oggi il bot rende addirittura meno e il btp va a pari.

In pratica, adesso come adesso la NUDA verità (spesso nascosta agli occhi della stragrande maggioranza delle persone) è semplicemente questa: chi tiene in portafoglio bot perde soldi e chi tiene btp perde tempo!

Ma allora che facciamo, non investiamo più in obbligazioni italiane??? No, non sto dicendo questo! In realtà, le obbligazioni rivestono nel portafoglio di investimento di un risparmiatore un ruolo ben preciso…e per quel ruolo dovrebbero essere utilizzate.

I bot servono al parcheggio momentaneo di capitali in attesa che vengono a crearsi situazioni più favorevoli in altri lidi, mentre il btp serve per diminuire il rischio statistico del proprio paniere di investimenti e stabilizzare gli introiti.

In pratica, mentre il bot anche se rende pochissimo ha scadenze molto brevi e quindi è adatto a posteggiare per pochi mesi un capitale, il btp permette di ottenere cedole costanti per tempi lunghissimi (in genere 30 anni).

…Ricorda però che se per qualche motivo incameri un btp nel periodo sbagliato (tasso basso), sarà per te impossibile potertene liberare. Infatti se il tuo btp ha un tasso al 3% e successivamente sale al 3.5%, nessuno comprerà mai il tuo btp se la nuova emissione dà di più!!!

Il btp è uno strumento valido se e solo se sai QUANDO e COME utilizzarlo al meglio, altrimenti finisci con il perdere le tracce dei tuoi soldi per 30 anni…che in finanza significa, in pratica, per sempre!

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Patrizio Messina

investire senza errori

4 Commenti

  1. Puglisi carmelo
    • Patrizio Messina

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