È possibile investire soldi senza andare in banca?

Dopo i fatti di cronaca che hanno coinvolto Banca Marche, Banca Etruria, Banca Carife, Banca CariChieti, eccetera, in tanti mi hanno chiesto come potrebbero fare per investire senza banche. I problemi finanziari di MPS (Monte dei paschi di Siena) e di Deutsche bank di certo non hanno migliorato la situazione, né tanto meno l’aver varato il famigerato bail-in.

Volevo scrivere qualche articolo sulle varie banche entrate nella cronaca giudiziaria italiana, ma poi ho pensato di lasciar perdere onde evitare di aggiungermi alle centinaia di trasmissioni televisive che continuano a parlare dei problemi senza mai trovare una soluzione.

Siccome non voglio fare politica e voglio mantenermi il più neutrale possibile, e conscio di non poter risolvere questi problemi, non ne parlerò. Parlerò invece di quello che può esserti sicuramente utile, al fine di evitarti spiacevoli conseguenze per le tue finanze personali.

Dicevo, appunto, che mi hanno chiesto molte volte di scrivere un articolo su come investire senza banche.

Voglio essere sincero su questa cosa onde evitare di farti illudere: qualche forma di investimento che non coinvolge una banca esiste, ma puoi farci poche cose, niente di veramente risolutivo. Alla fine, almeno da qualche parte i soldi devono stare per farli spostare su qualche investimento, e quindi avrai sempre bisogno di una qualche banca…

Ovviamente puoi cercare di diminuire il più possibile i rischi che corri, e questo lo puoi fare affidandoti a banche solide invece che depositare i tuoi soldi nella prima che capita. Questo sì, lo puoi fare e lo dovresti fare!

Come scegliere una Banca solida?

Esiste un parametro chiamato Cet1 (che sta per Common Equity ier 1), che misura la solidità di una banca o di un istituto di credito. Esso si calcola come un rapporto tra il capitale a disposizione della banca e le sue attività ponderate per il rischio. Più alto sarà il risultato di questo rapporto, più la banca o l’istituto di credito è considerato solido.

In Italia c’è un risultato medio di poco superiore al 10%, comunque un valore superiore a quello stabilito dalla BCE per considerare le banche solide. Il consiglio che mi sento di darti è di fare affidamento a banche con un valore superiore a questo 10%.

In ogni caso, il Cet1 è influenzato da tre criteri: Lla redditività, la qualità degli impieghi e la solidità. Con la redditività garantisce un bilancio in utile e quindi stabilità della banca; la qualità degli impieghi garantisce una bassa incidenza dei crediti deteriorati sul montante dei crediti; infine la solidità alta è garanzia per chi deposita, vista la maggior possibilità di erogare credito.

Il Fondo interbancario di tutela depositi

In pratica è un fondo a cui aderiscono le banche come consorzio obbligatorio riconosciuto dalla Banca d’Italia, la cui attività è disciplinata dallo statuto e dal regolamento. Vi possono aderire anche le banche straniere con succursale nel nostro paese, ma in questo caso l’adesione è su base volontaria. Sono però escluse le banche di credito cooperativo che invece aderiscono al Fondo di garanzia dei depositi del credito cooperativo.

In pratica questo fondo garantisce i conti correnti e di deposito nel caso di insolvenza di uno dei consorziati. La copertura massima è di 100.000 euro per ogni depositante per banca.

Questo significa che se hai in una banca fino a 100.000 euro, allora sei tutelato dal fondo interbancario, altrimenti, se sfori questa cifra, la parte eccedente non è tutelata. Questo significa anche che se hai 150.000 euro e vuoi essere tutelato, allora devi dividere i soldi in due banche, ovviamente diverse (non come filiale ma proprio come marchio) e far sì che ognuna di esse abbia in deposito meno 100.000 euro.

Ricorda, che sempre per il fondo, se ha più conti correnti presso la medesima banca, la cui somma supera i 100.000 euro, allora la tutela si considera su tutto il montante in modo proporzionale ai conti. Solo i conti cointestati (ad esempio marito e moglie) si considerano con una tutela maggiore che comunque non deve superare i 100.000 a persona.

Il fondo è stato istituito per evitare la corsa agli sportelli, se si dovessero presentare insolvenze, e quindi garantire il diritto alla piena disponibilità dei propri risparmi. Quindi, in pratica, evitare la chiusura degli sportelli, la disattivazione dei bancomat, gli eccessi di prelievi e così via.

Il Fondo, però, non è che sia proprio una botte di ferro! Esso dispone di 4 miliardi di euro, che sicuramente possono far fronte alle vicissitudini negative di alcuni tipi di banche, quelle piccoline, ma di certo un grosso crash causato da una delle primarie banche nazionali comporterebbe un ammanco molto più grande dei 4 miliardi presenti nel fondo…

Quello che voglio dire è che molti spacciano per sicuri delle forme di investimento perché coperte dal fondo, quando invece esso non è garanzia assoluta di insolvenza!

Ciò detto, ho voluto introdurre questi due concetti in modo tale da analizzare le varie forme di investimento esistenti ritenuti sicure…

– Investire nei conti di deposito

Da non confondere con un conto corrente, il conto di deposito è un deposito di denaro remunerato che permette di effettuare solo prelievi e versamenti e quindi sono inibiti gli assegni, i prelievi con bancomat e con carta di credito.

Il conto di deposito è sempre associato a un conto corrente classico, da cui si muovono i capitali verso il conto di deposito stesso. I soldi vengono quindi vincolati per un periodo di tempo stabilito, in cambio di un interesse più elevato rispetto a tenere i soldi su un normale conto corrente. Il più famoso conto di deposito è probabilmente il Conto Arancio.

La tassazione è cambiata innumerevoli volte, anche a distanza di pochi mesi fra un regime e il successivo, ed è diventato nel tempo il bancomat preferito dai governi… Nella versione più recente, risalente al 1° luglio 2014, è previsto un bollo annuale dello 0.2% sul deposito più una tassazione al 26% .

I conti di deposito sono garantiti dal fondo interbancario di tutela depositi.

– Investire in libretti di risparmio

Potrebbero sembrare simili a un conto corrente, visto che alcune banche permettono di avviare alcuni servizi come le carte di debito o l’accredito della pensione o dello stipendio, ma in realtà hanno delle fortissime limitazioni, fra cui quella di non poter mai andare in negativo. Queste limitazioni sono bilanciate da un interesse più elevato rispetto ai normali conti correnti.

Ne esistono diversi tipi, che possono essere nominativi o al portatore, vincolato o non vincolato, eccetera. In ogni caso questa forma di risparmio bancario è tutelata anch’essa dal fondo interbancario di tutela depositi.

Di contro, come avviene per i conti di deposito, la tassazione è particolarmente sfavorevole visto e considerato il basso tasso di interesse che viene fornito ai giorni nostri!

– Investire nei libretti postali

Molto simile al libretto risparmio emesso dalle banche, quello postale ha come unica differenza il fatto che è tutelato dalla Cassa Depositi e Prestiti spa, e quindi sono garantiti dallo stato e godono, inoltre, della impignorabilità!

Come avviene per i libretti di risparmio e i conti di deposito, la tassazione prevede un’imposta di bollo dello 0,2% e una tassa sui profitti del 26%.

Mentre nel passato erano degli strumenti finanziari di sicuro interesse, visto la grande stabilità economica del nostro paese e la bassa tassazione che vi era applicata, a cui si sommava anche un interesse annuo interessante, oggi l’alta tassazione e il bassissimo interesse annuale li rendono inutili se non controproducenti.

Nel 2016, ad esempio, il tasso di interesse di un libretto postale ammontava a solo 0,1% annuo. Questo significa, che un risparmio di 10.000 euro ha reso solo 10 euro contro una spesa di mantenimento di 20 euro di solo bollo a cui si sommano altri 2,60 euro di tassa sui profitti. Cioè chi vi ha aderito ha perso, in pratica, 12,60 euro!

Ormai il libretto postale è da considerare come un semplice deposito temporaneo, al fine di evitare eventuali pignoramenti in caso si abbia una situazione personale in cui questa tutela può essere fondamentale.

– Investire nei buoni fruttiferi postali

Molto simile al libretto postale, il buono fruttifero ha il vantaggio di una fiscalità più agevolata. Essa dipende dalla data di stipula del BFP stesso ed è salita nel tempo.

Per quelli emessi prima del 1986 non vi è ritenuta fiscale. Invece per quelli emessi dal ’86 al ’87 vi è una ritenuta del 6,25%, dopo il 1987 la ritenuta è del 12,50%. Quindi molto meno del 26% che invece grava su tutti gli altri tipi di investimenti “garantiti”.

Anche i buoni fruttiferi sono soggetti a imposta di bollo del 0,2%, ma almeno non si paga per i depositi fino a 5.000 euro.

Ne esistono di vario tipo che differiscono dal tipo di tasso applicato, dal momento di riconoscimento del rendimento, dal tipo di investitore (privato, azienda, minorenne o maggiorenne, eccetera).

– Investire nei certificati di deposito

Sono dei titoli che vincolano un capitale per una durata predeterminata, che in genere varia tra i 3 mesi e i 5 anni, e hanno la possibilità di essere trasferiti da un soggetto a un altro.

Il certificato di deposito non è rimborsabile nei primi 18 mesi si contratto: quindi non è rimborsabile nessun certificato che ha durata minore o uguale a 18 mesi, e nei primi 18 mesi per quelli che durano di più. Pertanto questo fa sorgere un problema, detto rischio di liquidità.

Tuttavia può essere ceduto l’intero certificato ad altro soggetto, permettendo così di fuoriuscire dall’investimento, ma occorre trovare un acquirente. Ovviamente il problema principale in questo caso è il cosiddetto rischio di tasso, visto che esso fornisce un tasso predeterminato ma nel mercato potrebbe presentarsi un tasso più agevolato che renderebbe impossibile da piazzare il titolo.

Nel caso di titoli cartacei, oggi quasi totalmente in disuso, c’è anche il rischio di furto o di distruzione accidentale del titolo stesso. Inoltre, vi è anche un rischio di fallimento o insolvibilità dell’ente emittente.

Hanno la tassazione classica e quindi molto alta. Visto il funzionamento similare alle obbligazioni questa forma di investimento è sostanzialmente passata di moda. Anche in questo caso, comunque, vi è la garanzia del fondo interbancario sui depositi.

Dopo che hai visto una bella carrellata di investimenti ritenuti sicuri, in quanto permettono di investire senza banca, almeno qualcuno di essi, passo ora a elencare una serie di investimenti ritenuti meno sicuri.

– Investire in titoli di stato

In Italia abbiamo i BOT, i CCT ed i CTZ che sono a tasso variabile e i BTP a tasso fisso. In realtà i BOT ed i CTZ sono obbligazioni di tipo zero coupon, cioè danno un interesse a scadenza ma esso è in realtà un tasso variabile anche se non ci accorgiamo della variazione visto che non emettono cedola.

La garanzia di questi titoli è data dalla solidità della nazione che li emette, cioè l’Italia. Gli equivalenti esteri hanno la solidità, rispettivamente, delle nazioni interessate. In ogni caso quelle italiane sono considerate a basso rischio finanziario e quindi godono di un rendimento di certo non esaltante, anche se durante particolari periodi caratterizzate da attacchi speculativi contro la nostra economia, come nel 2011, i titoli di stato possono ottenere dei tassi interessanti!

La tassazione è agevolata e corrisponde al 12,50% degli interessi maturati, cosa che li rende sicuramente una forma di investimento migliore di quelle che hai potuto vedere in precedenza. Considera, che in ogni caso, questa tassazione agevolata è applicata solamente se i possessori dei titoli di stato sono delle persone fisiche.

– Investire nelle obbligazioni societarie

Funzionano come i titoli di stato, solo che sono emesse da enti privati. Ne esistono di vario tipo:

  • callable (cioè rimborsabili anticipatamente dall’ente emittente)
  • convertibili (in azioni della medesima società)
  • a tasso fisso o a tasso variabile
  • di tipo zero coupon
  • obbligazioni strutturate (cioè legate ad un’attività sottostante)
  • subordinate (rimborsabili, in caso di fallimento, solo dopo aver rimborsato altri tipi di creditori)
  • oppure a rendita perpetua (non hanno nessun rimborso a termine e quindi emettono cedola all’infinito

I rischi sono legati all’azienda che li emette, cioè al suo rischio intrinseco in genere calcolato con un rating, e alla durata del titolo. La tassazione è al 26% e quindi molto più alta rispetto ai titoli di stato.

– Investire in ETF

Sono dei titoli che replicano l’andamento di un indice o di una materia prima. Gli ETF replicano in modo passivo, quindi non cercano di battere un indice come fanno i fondi comuni e per questo motivo hanno un costo di gestione molto più contenuto.

Ne esistono di vario tipo, come ad esempio quelli puramente obbligazionari, puramente azionari oppure misti fra i due.

L’utilità di un ETF è quello di permettere in modo semplice una buona diversificazione tra titoli, che permette di ridurre il rischio intrinseco dell’investire su un singolo titolo.

– Investire sui Fondi Comuni

A differenza degli ETF, il fondo comune di investimento è formato da un paniere di titoli composto mediante una gestione attiva. Che cosa significa? Che vi sono degli analisti che cercano di scartare alcuni titoli di un indice e di caricare più titoli che secondo loro vanno bene, al fine di ottenere una performance superiore al benchmark (indice di riferimento sottostante).

Raramente ho visto gli analisti battere il benchmark, anche perché un fondo che ha una gestione attiva ha dei costi superiori, in termini di mantenimento, rispetto ad un ETF che si limita a seguire in modo passivo (e anche questo non lo batte mai l’indice di riferimento, visto che anche se ha dei costi contenuti essi non sono mai nulli).

Tuttavia i fondi comuni di investimento hanno la loro utilità a livello di risparmio gestito. Infatti essi sono associabili a delle speciali assicurazioni che li fanno diventare dei prodotti assicurativi, e quindi si possono far rientrare a tutti gli effetti in quei prodotti finanziari che non sono pignorabili o sequestrabili (se non per motivazioni previste dalla legge per reati particolarmente gravi).

Perciò da un lato hanno spese di gestione più alte ma dall’altro possono godere di protezione legislativa che, in casi particolari, può ritornare molto utile. Ovviamente l’utilità o meno di un fondo comune dipende da chi lo stipula e dalla sua particolare situazione.

Ovviamente, come per gli ETF, anche i fondi comuni possono investire su panieri di titoli di differente tipo, i quali possono andare dal totalmente obbligazionario al totalmente azionario passando per i fondi misti di qualsivoglia rapporto tra i due strumenti finanziari.

– Investire nei PAC

Il Piano di Accumulo Capitale è solo un metodo di investimento, generalmente utilizzato sfruttando un fondo comune di investimento, che permette di entrare gradualmente e periodicamente dentro il mercato.

Un esempio tipico è quello di investire una cifra fissa mensile, ad esempio 100 euro, e comprare quote di uno specifico fondo comune. Dopo un certo periodo di tempo, in genere almeno 10 anni per avere senso, si può disinvestire tutto in una volta.

Il vantaggio sta principalmente su due elementi: il primo è che si può investire anche se si dispongono di pochi capitali, quindi per chi vuole risparmiare ma non ha i soldi per fare un investimento. Il secondo è che in questo modo si possono superare e sfruttare i ribassi del mercato che si presentano su quegli strumenti ad alta volatilità come i fondi azionari, sfruttando l’effetto della media ponderata, chiamata in questo caso Dollar Cost Average.

– Investire nei Fondi Pensione

In genere il PAC viene utilizzato all’interno di un fondo pensione. Potrei scrivere molto sui fondi pensione e sulla gestione del TFR, ma preferisco dedicarci un articolo apposito per non dilungarmi troppo su questo.

I fondi pensione possono essere di vario tipo: ci sono quelli legati a un indice oppure a un fondo comune, quelli deducibili e quelli non deducibili, quelli di categoria e quelli aperti, insomma c’è tutto un mondo legato ai fondi pensione.

Posso anticipare che il fondo pensione nasce per ricoprire l’esigenza di chi deve formarsi una pensione integrativa, che copra l’ammanco della pensione INPS dovuta al regime noto come sistema contributivo che ha sostituito il vecchio sistema retributivo.

Avrai sicuramente fatto caso che in TV hanno più volte detto che il sistema pensionistico è al collasso e che quindi stanno aumentando mano a mano l’età pensionabile e l’ammontare della pensione. Bene, i fondi pensione sono un metodo finanziario per risolvere questo problema.

– Investire in azioni

Chiudo questa lista di potenziali investimenti con le azioni. Ne esistono di diverso tipo: che possono dare o meno diritto di voto in assemblea, oppure quelle risparmio, eccetera. Non entro nello specifico sulle tipologie di azioni esistenti, ma voglio sfatare un mito: quello che le azioni non sarebbero sicure!

Non è vero che il mercato azionario non è sicuro. Il mercato azionario, semplicemente, segue l’andamento dell’economia reale. Se questa va bene, le azioni saliranno, se invece l’economia va a rotoli, le azioni scenderanno.

Il segreto dell’investimento in azioni è la diversificazione e la possibilità di poter vincolare i propri capitali per tempi medio-lunghi. Se non diversifichi rischi di legarti alla sorte di singole aziende, che oltre alla normale volatilità tipica del mercato aggiungono il rischio di fallimento dell’azienda stessa.

Inoltre, se non puoi permetterti di rimanere con i capitali bloccati per tempi medio-lunghi, al rischio delle volatilità si aggiunge quello della necessità di disinvestire in momenti poco opportuni, cioè quando il mercato è in forte depressione.

Se invece puoi permetterti di agire al meglio, sapendo come fare, le azioni sono secondo me il metodo migliore per investire denaro nonché il più sicuro, visto che punti sull’economia produttiva invece che sul mercato del debito, come invece fanno le obbligazioni e tutti i prodotti postali…

Potrei parlare anche di altre forme di investimento, come le opzioni, i derivati, le materie prime eccetera, ma sono strumenti specialistici e tipicamente speculativi, quindi non rientrano tra i prodotti sicuri, anche se permettono di investire senza banca.

In ogni caso, non esiste il prodotto sicuro, esiste solo la gestione degli investimenti sicura e quella non sicura. Se non vuoi correre rischi, e non vuoi ingrassare inutilmente la banca pagando commissioni inutili, devi sapere come gestire il tuo patrimonio. Chiudo l’articolo con una lista di concetti che devi sempre tenere in mente, specie se vuoi investire senza banca.

=> Devi conoscere la tipologia degli investimenti
Molto spesso mi fanno delle domande su questo blog, chiedendomi delle indicazioni al volo e fornendomi alcuni dettagli. Non è possibile dare soluzioni se non conoscendo, nei minimi dettagli, la vostra vita e la vostra situazione finanziaria, patrimoniale e lavorativa.

Se prendi due persone apparentemente molto simili, che so, tu e tuo fratello. Magari fate lo stesso lavoro, entrambi siete spostati, avete una reddito simile e così via, tuttavia avete anche una differenza anagrafica di 5 anni, cioè tu sei più vecchio o più giovane di tuo fratello di 5 anni.

La differenza su cosa e come investire può essere notevole. E per questo che non va mai bene prendere consiglio dall’amico, dal cugino che se ne intende, dal parente che ha fatto questo o quello, perché magari la sua situazione è stata studiata da un consulente, mentre invece lui dà il consiglio replicando quello che gli hanno fatto fare senza sapere dove va a parare…

La maggior parte delle cavolate finanziarie le ho viste fare perché qualcuno che ha fatto qualcosa, l’ha poi fatta fare anche ad amici e parenti.

Come fare a sapere se un investimento ha senso o meno nel tuo caso? Lo puoi fare solamente se conosci come è formato un determinato prodotto finanziario, cioè come funziona, come reagisce e come è ingegnerizzato dall’interno.

Solo se sai questo, allora puoi sapere se quel determinato prodotto fa al caso tuo o meno. Se non lo sai, l’unico modo per risolvere il problema è pagare un consulente finanziario, possibilmente indipendente dalle banche, che lo fa al posto tuo!

Ovviamente questo ha un costo. Se non vuoi pagare per tutta la vita questo costo, non hai altra scelta che imparare a farlo da solo magari studiando un corso apposito, come hanno fatto i consulenti.

=> Devi conoscere il valore di un titolo
Non intendo che devi leggere sul Sole 24 Ore quanto è quotato quel particolare titolo. Intendo che devi saper valutare se, in quel momento, quel titolo che ti interessa è sottovalutato o sopravvalutato. Solo così puoi avere una relativa certezza che, in futuro, il titolo prenderà una specifica direzione.

=> Devi saper valutare l’orizzonte temporale
Ogni strumento finanziario dà il meglio in un’orizzonte temporale specifico. Ogni esigenza personale si manifesterà in un orizzonte temporale specifico. Sai accoppiare in autonomia il prodotto giusto all’esigenza che devi risolvere?

Se vuoi investire senza banca devi saper fare queste cose in piena autonomia, altrimenti nel migliore dei casi guadagni poco, in quelli peggiori inizi a perdere un sacco di soldi.

=> Devi saper controllare gli investimenti
Non ci vuole niente a leggere i valori su un quotidiano o sul televideo, il problema è saper interpretare ciò che leggi!

Il medesimo valore, letto da uno che mastica di economia o letto da uno che ha un piglio professionale, darà informazioni totalmente diverse.

Se non hai il piglio professionale, allora quello che otterrai sarà interpretare che un titolo va bene e quindi lo acquisti, nel momento stesso che invece un professionista capisce che è al massimo delle sue possibilità e quindi vende tutto. Indovina chi rimane con il cerino in mano?

=> Devi saper valutare la solidità di un’emittente
A prescindere dal fatto che sai come funzionano i vari strumenti finanziari, che sai formulare le esigenze, che sai accoppiare ogni strumento all’esigenza in modo ottimale, che sai bilanciare il portafoglio investimenti e così via, se però non hai idea se ti stai appoggiando a un’emittente solida o meno, allora sarà tutta fatica sprecata.

Hai voglia che hai fatto tutto bene, se poi la banca a cui ti sei appoggiato fallisce! Questa considerazione l’ho lasciata per ultimo, ma ovviamente è la prima cosa che devi sempre tenere in considerazione se vuoi investire senza banche.

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