Investire in ETF: conviene davvero?

ETF

 

Se desideri investire in ETF e cerchi una guida completa e allo stesso tempo semplice, allora continua a leggere perché potrai scoprire una fonte di investimento alternativa.

La sigla ETF sta per Exchange Traded Fund che in italiano vuol dire Fondo Indicizzato Quotato.

L’ETF è un prodotto finanziario che possiamo considerare come un ibrido tra un fondo comune di investimento e le normali azioni. Si tratta infatti di uno strumento il cui intento è quello di avere le migliori caratteristiche di entrambe queste forme di investimento.

In Italia la regolamentazione risale al 2002 e la loro crescita è stata abbastanza repentina, questo perché gli ETF offrono a tutti la possibilità di avere dei guadagni senza mancare di sicurezza e trasparenza. Questo in quanto è sempre possibile conoscere anche il paniere dei titoli finanziari compresi nel fondo stesso.

 

Il maggior successo si è verificato per gli ETF obbligazionari e ciò è dovuto a diversi motivi. Innanzitutto al primo posto possiamo metterci l’accessibilità di questa forma di investimento rispetto all’acquisto delle obbligazioni stesse. Inoltre, gli ETF sono acquistabili anche tramite le più famose piattaforme per il trading online.

Un’altra forte motivazione che spinge a investire in ETF è rappresentata dalla bassa redditività delle forme di investimento tradizionali. Infatti, negli ETF, potendo creare un paniere di titoli i gestori ci mettono dentro anche qualche obbligazione a maggior resa, anche se questo comporta qualche rischio in più, proprio perché il fondo permette di spalmare il rischio stesso ottenendo così un rendimento più cospicuo a fronte di un rischio che rimane basso.

Infine, l’adozione della direttiva MIFID II ha aumentato la trasparenza sul mercato degli ETF in Europa e quindi vi è una maggiore fiducia degli investitori su questo strumento.

1. Peculiarità dell’investimento in ETF

  • E’ negoziato in borsa come se fosse un’azione. Ciò implica che, a differenza dei fondi comuni di investimento, in ogni momento della giornata è possibile conoscere il valore degli ETF.
  • Ha come obiettivo quello di replicare il benchmerk di riferimento (cioè l’indice di riferimento) senza batterlo. Questo permette di fare le previsioni controllando gli indici di riferimento.
  • Ha un prezzo di mercato costantemente allineato con il NAV (Net Asset Value). Ossia il valore della quota al netto dei costi e compresi i proventi eventuali.
  • Permette una differenziazione degli investimenti proprio come i fondi comuni di investimento.
  • Essendo l’indice composto da un paniere di azioni, perdite e guadagni si compensano all’interno del paniere e di conseguenza è meno rischioso rispetto a un investimento su un’unica tipologia di azioni.
  • Offre la possibilità agli investitori di acquistare un portafoglio diversificato spendendo meno di quanto si spenderebbe per comprare le singole azioni.

2. I mercati

Tra le caratteristiche che rendono l’investire in ETF particolarmente appetibile, vi è la possibilità di scegliere il mercato verso cui si ha una maggiore affinità. Gli asset disponibili sono:

  • Indici obbligazionari. Sono compresi i Titoli di Stato dell’area euro e non, i titoli emessi da società private, oppure i titoli in base alla provenienza o al rischio secondo l’indice di Standard & Poors.
  • Indici di materie prime. Compresi i metalli preziosi come oro, argento, platino, eccetera, i metalli industriali come rame, zinco, alluminio, ferro e via discorrendo, ma anche quelle alimentari, energetiche eccetera.
  • Indici azionari: come per gli indici obbligazionari essi possono essere rappresentativi di diverse aree geografiche (Italia, Germania, Svizzera, Europa, USA).
  • Indici azionari dei mercati emergenti (Cina,India, Russia).
  • Indici azionari settoriali (mercato dell’auto, mercato tessile).
  • Indici azionari style (mid cap, small cap).
  • Indici di società immobiliari.

3. Caratteristiche degli ETF

Le quote degli ETF vengono negoziate in borsa in tempo reale e il prezzo a cui si entra nell’investimento è esattamente (quindi replica), quello dell’indice di riferimento. La performance permette un rendimento pari a quello dell’indice di riferimento.

Prima di iniziare devi però tenere presente un dettaglio: visto che le negoziazioni avvengono in euro, allora devi investire con indici valutati in euro perché altrimenti rischi di subire il cosiddetto rischio di cambio.

Ciò vuol dire che il rendimento dell’ETF ti potrebbe divergere da quello del benchmark, per via della rivalutazione o della svalutazione di una moneta in confronto all’altra.

Ovviamente non è detto che il cambio sia sempre sfavorevole, e quindi se sei abbastanza bravo a effettuare il cambio euro/dollaro nei momenti giusti, allora non avrai alcun problema a valutare di volta in volta se conviene investire su un indice valutato in euro o in dollari.

La capacità di replicare esattamente la performance dell’indice di riferimento, benchmark, distingue gli ETF dai normali fondi comuni di investimento in cui l’andamento dipende dalle scelte del gestore e potrebbe essere migliore o peggiore rispetto alla performance dell’indice di riferimento.

4. ETF armonizzati e non armonizzati

Una distinzione importante che devi conoscere prima di iniziare ad investire, è quella tra ETF armonizzati e ETF non armonizzati. Gli ETF armonizzati (conformi alle direttive europee) sono tutti quelli quotati alla borsa di Milano e la maggior parte di quelli quotati nei Paesi dell’area euro.

Gli ETF non armonizzati sono quelli quotati al di fuori dell’Unione Europea. La distinzione non è solo legata alla localizzazione, ma anche al regime fiscale. Infatti, nel caso di ETF non armonizzati i redditi da capitale prodotti devono essere dichiarati ed entrano quindi a far parte dell’imponibile.

Questo vuol dire che la tassazione sarà di tipo progressivo e diversa da quella che normalmente hanno gli investimenti finanziari!

Per gli ETF non armonizzati i redditi prodotti saranno tassati dalla banca, o dall’intermediario scelto, al 26%, ma questa percentuale è da ritenersi solo un acconto. Il calcolo di quanto realmente dovuto sarà calcolato successivamente e cioè rimandato al momento della dichiarazione dei redditi, in cui poi si andrà a detrarre l’acconto trattenuto già dall’intermediario.

Se il reddito è particolarmente elevato, e quindi rientri nelle fasce di tassazione più elevate, ci potrebbe essere una forte differenza di imposte da versare rispetto a un ETF armonizzato che invece paga il normale capital gain.

Ora ti starai chiedendo: come posso riconoscere gli ETF armonizzati? Semplice, gli stessi sono contrassegnati dalla sigla Ucits IV.

5. ETF a distribuzione e ad accumulazione

Gli ETF possono essere distinti in:

  • ETF a distribuzione. Che in pratica prevedono la distribuzione dei dividenti maturati di anno in anno.
  • ETF ad accumulazione. In questo caso i dividenti vengono invece reinvestiti.

A questo punto si può intuire un’altra caratteristica degli ETF, i quali infatti possono generare due fonti di reddito:

  1. I dividendi che rientrano nei redditi da capitale.
  2. La differenza del prezzo della quota, calcolata fra il momento dell’acquisto e il momento della vendita..

Ovviamente, per poter partecipare agli utili e avere i dividendi è necessario detenere gli strumenti finanziari per un periodo medio lungo.

6. ETF strutturati o segmento

Gli ETF sono tutt’altro che strumenti di investimento noiosi, perché permettono anche di elaborare strategie. Te ne indico un paio.

Tra le possibilità di investimento vi sono gli ETF short: in questo caso l’investitore punta su un ribasso del valore degli ETF.

Maggiori rischi si hanno nel caso in cui si intenda operare con il leverage ETF, perché in questo caso si applica il classico rapporto di leva e di conseguenza ci si espone di più rispetto ai reali soldi investiti.

Con il leverage ETF si punta ad avere un guadagno più che proporzionale rispetto all’andamento dell’indice.

Ovviamente ci sono anche gli ETF short e leverage, per chi vuole puntare contro il mercato con effetto leva.

Tra gli ETF strutturati possono essere compresi anche gli ETF a protezione o flessibili, il cui obiettivo è proteggere il valore del portafoglio.

7. Vantaggi degli ETF

Gli ETF sono gestiti in modo passivo, ciò vuol dire che il loro andamento è indipendente dalle abilità del gestore, ma dipende dall’indice borsistico. Lo stesso può comprendere azioni, obbligazioni, materie prime e valute.

In parole povere, se ancora non hai conoscenze approfondite sui mercati finanziari, potrai comunque riuscire ad investire ed avere dei guadagni con gli ETF senza dover comprare i sottostanti.

I vantaggi della gestione passiva non finiscono qui perché dalla sua ha anche il basso costo. Infatti, le commissioni totali annue (TER) vanno dallo 0,09% all’1,5% e sono pagate in proporzione al periodo di detenzione.

Questa caratteristica rende gli ETF vantaggiosi rispetto ai fondi comuni di investimento. Questo soprattutto in questo periodo in cui i rendimenti dei mercati finanziari sono spesso bassi e le commissioni, se elevate, possono divorare del tutto i magri guadagni.

Non vi sono, invece, commissioni di entrata di uscita e di performance.

Tra i tratti salienti degli ETF vi è anche la liquidità elevata. Rispetto a strumenti simili infatti è possibile:

  • Negoziare durante gli orari di apertura del mercato.
  • Non vi è un periodo minimo di detenzione degli strumenti.
  • È possibile anche una strategia di trading intraday, oppure la vendita allo scoperto (cioè con una strategia ribassista).

Solitamente le scelte di trading intraday, o addirittura di pochi minuti., sono condotte attraverso le piattaforme di trading online che hanno la versatilità adatta a questa strategia ed utilizzano i CFD.

Ciò che rende gli ETF particolarmente allettanti, soprattutto in questo periodo, sono anche i rischi di insolvenza praticamente inesistenti.

Come per i fondi, anche gli ETF costituiscono un patrimonio separato rispetto a quello delle società che si occupano della loro costituzione, gestione, amministrazione e marketing.

Ciò vuol dire che, in caso di dissesto di tali società, gli ETF non vengono coinvolti.

Ovviamente questo non vuol dire che con tale strumento non vi sia alcun rischio finanziario, anzi, ma esso è legata esclusivamente all’andamento dei titoli che costituiscono gli ETF e questo è di certo un grande vantaggio per chi investe.

8. Tassazione ETF

Per quanto riguarda la tassazione per chi decide di investire in ETF, è necessario fare una distinzione perché, se operi in modo classico sugli ETF, si applica un regime fiscale diverso rispetto alle contrattazioni in CFD (contract for difference).

Il CFD è tipico del trading online e prevede che non siano comprate quote di ETF, ma semplicemente si investa sulle variazioni dell’andamento di valore.

Nel primo caso, cioè l’acquisto di ETF, le plusvalenze realizzate sono considerate come reddito da capitale (perché comprendono i dividendi) e tassate al 26% (aliquota in vigore da luglio 2014).

Le perdite, o minusvalenze, sono considerate come redditi diversi e di conseguenza non è possibile compensarle con le plusvalenze, generando così uno svantaggio economico. Questo almeno fino al momento in cui sto registrando questo audio-articolo, si spera in un opportuno cambiamento nel prossimo futuro.

Deve essere sottolineato che è ancora prevista una tassazione di favore per le quote inerenti i titoli di Stato (Bot, Btp), la cui tassazione è al 12,5%.

Nel caso in cui si operi sugli ETF con CFD, siccome questi sono considerati contratti derivati e i redditi generati sono classificati e trattati fiscalmente come “redditi diversi” e non “da capitale”, in questo caso si applica la disciplina del capital gain e le minusvalenze possono essere portate in compensazione, di conseguenza vi è una tassazione minore.

In realtà è necessario a questo punto fare una piccola precisazione: i “redditi diversi” sono quelli derivanti dalla differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di vendita degli ETF, nel caso in cui si operi con CFD, il guadagno può derivare anche da un ribasso perché l’importante è fare la giusta previsione sull’andamento.

Di conseguenza quando si opera in modo tradizionale (non col trading online), si producono due redditi: redditi da capitale dovuti ai dividendi e redditi diversi generati al momento in cui lo strumento finanziario viene liquidato.

Articolo:  “Investire in ETF: convene davvero?”.

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