Investire in Buoni Fruttiferi Postali

Tra le forme di risparmio storicamente utilizzate dagli italiani devo annoverare sicuramente quello che riguarda l’investire in buoni fruttiferi postali.

La loro larghissima diffusione è sicuramente dovuta al fatto che gli uffici postali hanno una presenza capillare sul territorio nazionale, cosa che nessuna Banca riesce a eguagliare. Questo ha fatto si, che persone dalle ridotte possibilità di muoversi, come gli anziani, lo abbiano adottato come principale sistema di investimento dei propri risparmi.

Prima di parlare dei vantaggi e degli svantaggi di questo strumento finanziario, faccio una breve presentazione dei buoni fruttiferi postali (BFP).

Storia dei Buoni Fruttiferi Postali

La prima volta che è stato possibile investire in buoni fruttiferi risale al marzo del 1925, data della primissima emissione di questo tipico investimento postale.

La già citata capillarità degli uffici postali sul territorio italiano, nonché il fatto che in quell’epoca il conto corrente bancario era una cosa riservata ai borghesi che possedevano grosse aziende o feudi ed in ogni caso gente fortemente benestante, fece si che questo strumento finanziario incontro il desiderio della gente comune ad investire per il futuro.

Investire in buoni fruttiferi, infatti, era l’unico metodo che la gente disponeva per mettere da parte dei soldi per il futuro insieme al famoso libretto postale!

Il boom di utilizzo fu tale che nel giro di pochi mesi lo Stato, o meglio, la Cassa dei Depositi e Prestiti dovette iniziare a creare tagli sempre più grossi di buoni fruttiferi e le emissioni passarono da 467 milioni del primo anno a svariati miliardi negli anni successivi.

Un vantaggio dell’investire in buoni fruttiferi che tutti notarono immediatamente era il fatto che esso aveva un tasso di rendimento legato all’inflazione e ciò permetteva di proteggere il capitale dall’erosione, che durante l’incertezza economica presente fra la fine degli anni venti e tutti gli anni trenta attanagliava il mondo intero!

Occorre anche dire, che sempre nel 1925 ci fu anche un emissione di buoni fruttiferi postali in valuta estera che però furono un vero e proprio flop e che per tale motivo furono poi definitivamente ritirati nel 1927.

Principali caratteristiche dei buoni fruttiferi

  • Si possono sottoscrivere e liquidare presso ogni ufficio postale
  • Le emissioni più piccole partono da cifre molto basse (50 euro)
  • Non ci sono spese di sottoscrizione, liquidazione o mantenimento
  • Godono della cosiddetta emissione a rubinetto (in pratica non c’è un asta di emissione come per le obbligazioni ma vengono emessi su richiesta del risparmiatore)
  • Nel caso di opti per l’investimento in buoni fruttiferi dematerializzati è possibile anche liquidare frazioni del buono (a tagli di 250 euro) anziché per intero come avviene per il buoni fruttiferi cartacei
  • La liquidazione anticipata del buono da sempre diritto al 100% del rimborso e agli interessi maturati fino a quel momento (che vengono calcolati col sistema del capitale composto a cadenza bimestrale)
  • Gli interessi sono crescenti mano a mano che passa il tempo (più si tiene il buono maggiore sono gli interessi annui che maturano)
  • Godono di una tassazione agevolata

Tassazione dei Buoni Fruttiferi Postali

La tassazione degli investimenti in buoni fruttiferi è cambiata molte volte nel tempo e si è venuto a creare un sistema articolato di tassazioni rispetto alla data di stipula del buoni.

  • Tutti i Buoni Fruttiferi emessi fino al 20/09/1986 non sono soggetti a ritenute fiscali!
  • Quelli emessi dal 21/09/86 fino al 31/08/87 sono soggetti ad imposta del 6.25%
  • Tutti gli altri sono tassati al 12.50% come tutti i titoli della White List
  • Se il titolare del buono è una persona fisica, e fino ad un ammontare inferiore ai 5000 euro, non sono soggetti ad imposta di bollo. Al superamento della soglia l’imposta è del 0.2% su tutto l’ammontare

C’è da dire che in via eccezionale, siccome le poste non avevano un archivio dei possessori storici di buoni, che è stato impossibile calcolare le imposte di bollo per i buoni circolanti in data anteriore al 2009.

Tuttavia lo Stato non si è arreso e ha deciso di applicare un bollo forfettario nella misura di 2 euro annui per buono, a tutti quelli che hanno deciso di investire in buoni fruttiferi una somma superiore ai 5000 euro… 🙂

Tipologie di buoni fruttiferi postali

Nel tempo sono stati creati svariati tipo di buoni in modo tale che i risparmiatori possano investire in buoni fruttiferi utilizzando svariate strategie.

Sostanzialmente esistono 5 tipologie di BFP:

  1. Buoni Fruttiferi a tasso fisso
    Essi hanno una scadenza nominale ed erogano nel frattempo una cedola fissa
  2. Buoni Fruttiferi indicizzati all’inflazione
    In questo caso il tasso varia nel tempo insieme all’inflazione
  3. Buoni Fruttiferi indicizzati all’EURO STOXX 50
    Il tasso di rendimento è legato all’andamento delle azioni presente nell’indice EURO STOXX 50 (i 50 titoli europei a maggior capitalizzazione)
  4. Buoni Fruttiferi indicizzati al BOT semestrale
    Il tasso segue quello dei BOT a 6 mesi
  5. Buoni Fruttiferi fedeltà
    Adatti a chi li vuole mantenere fino a scadenza

Di ogni tipologia poi esistono diverse formule che variano per durata, comportamento, eccetera.

Vantaggi di investire in buoni fruttiferi

Da annoverare nei vantaggi di investire sui buoni fruttiferi c’è sicuramente:

  • Sono garantiti dallo Stato
  • Possono essere liquidati in qualsiasi momento
  • Tassazione più bassa rispetto altre forme di investimento
  • Costi di gestione nulli
  • Non sono soggetti a tassa di successione

Svantaggi dei Buoni Fruttiferi Postali

  • Sono soggetti al rischio di fallimento dell’ente emittente (cioè il default dello Stato)
  • Rendono pochissimo!
  • Occorre mantenerli per lungo tempo per guadagnarci qualcosa
  • Sono soggetti a pignoramenti e sequestri in quanto ricadono sui crediti della persona e non sono titoli di risparmio (quindi non si applica il 1923 del c.c.)

Utilizzare al meglio i Buoni Fruttiferi Postali

Fra tutti i tipi di Buoni Fruttiferi esistenti ti consiglio di utilizzare solamente quelli indicizzati all’inflazione italiana.

Infatti, non ha senso mettere in portafoglio buoni legati ai mercati azionari (tanto varrebbe prendere un fondo comune bilanciato), nei ai bot, ne a tasso fisso. In tutti questi casi si va a sfruttare il mercato ma occorre saperlo fare. Tuttavia, chi lo sa fare va ad utilizzare specifici strumenti finanziari che permettono di ottenere rendimenti molto più elevati!

Invece, prendere un buono legato all’inflazione permette di proteggere il capitale dall’erosione inflazionistica in un momento in cui magari si sta attendendo un affare migliore da qualche altra parte.

Oltre all’accortezza di selezionare i buoni indicizzati all’inflazione, il buono fruttifero postale torna utile a chi vuole lasciare dei capitali in eredità senza che essi siano soggetti i tassa di successione.

Ciò capita per chi lascia ingenti capitali (che quindi ricadrebbero nel regime di imposizione), oppure fa ereditare delle persone non previste come eredi legittimi.

In qualunque altro caso io non consiglio di investire in buoni fruttiferi perché c’è sicuramente di meglio in giro senza neanche sforzarsi troppo!

Link utili:

Quanto varrà il tuo Buono Fruttifero
Comodo applicativo che ti permetterà di calcolare il valore di un buono nel tempo

Quanto valgono i tuoi Buoni Fruttiferi attuali
Comodo applicativo che ti permetterà di calcolare il valore di un buono fruttifero acquistato nel passato

Rendimenti dei Buoni Fruttiferi
Altro applicativo che permette di calcolare i rendimenti dei Buoni Fruttiferi

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