Analisi fondamentale: cos’è e a che serve

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Se fai trading online, o in ogni caso investi nei mercati mobiliari, allora è molto probabile che tu abbia già sentito parlare della cosiddetta analisi fondamentale.

Con questo articolo voglio darti un approfondimento su questo argomento, in modo che potrai trovare le informazioni necessarie a capire di cosa si tratta e quali sono i principali strumenti per un’analisi fondamentale accurata.

In particolar modo, in questo articolo parlerò di:

  • Cos’è l’analisi fondamentale
  • Indicatori macroeconomici
  • Analisi fondamentale per le aziende
  • A cosa serve l’analisi fondamentale

 

1. Cos’è l’analisi fondamentale

L’analisi fondamentale ha l’obiettivo di stabilire il valore di un titolo in futuro. Essa si esegue attraverso l’esame delle caratteristiche economiche e finanziarie di chi “gestisce” il titolo.

L’analisi fondamentale non ha a oggetto il volume degli scambi, ma il valore dell’oggetto scambiato (ad esempio azioni, monete, oro). Questo avviene attraverso lo studio dei valori che determinano il prezzo del bene scambiato.

Per le azioni si deve far riferimento alla società emittente, invece per stabilire il valore di valute si fa riferimento alla condizione politica ed economica dello Stato o degli Stati in cui la valuta circola o semplicemente ha corso legale.

Per le materie prime, invece, si fa riferimento a tutte quelle caratteristiche che rendono più o meno appetibile un prodotto sul mercato. Il valore dell’oro, ad esempio, è stabilito quotidianamente dalla LBMA (London Buillion Association Market) in base a domanda e offerta.

Per avere un’analisi fondamentale accurata, e quindi in grado di rispecchiare la situazione reale del sottostante, è necessario tenere in considerazione dati microeconomici e macroeconomici.

Tra i dati microeconomici tipici del mercato azionario, si deve distinguere tra analisi fondamentale settoriale, ad esempio si valuta un settore trainante o poco appetibile, e analisi fondamentale aziendale che valuta la situazione delle singole società con azioni quotate.

L’insieme di questi dati generano domanda e offerta di valuta, di materie prime, di commodities, i di azioni, e di conseguenza generano un rialzo o un ribasso del valore del sottostante.

2. Indicatori macroeconomici

Qualunque sia il mercato in cui si vuole investire, alcuni indicatori sono comuni e devono essere utilizzati nell’analisi fondamentale. Ecco i principali:

  • PIL (Prodotto Interno Lordo) – E’ l’indicatore macroeconomico più importante, viene rilevato trimestralmente e serve a valutare il valore complessivo dei beni e dei servizi non destinati a fini produttivi, ma al consumo finale. Se il PIL per due trimestri successivi risulta essere negativo si parla di recessione. Il PIL indica anche il livello di ricchezza di un Paese perché la produzione è alta se vi è domanda, cala invece se non vi è domanda. Un calo di domanda diffuso in un Paese indica una situazione di impoverimento generalizzato.
  • Inflazione – L’inflazione misura l’aumento del livello dei prezzi. Si hanno tre dati sull’inflazione: al consumo, alla produzione e all’ingrosso. L’aumento dei prezzi alla produzione e all’ingrosso solitamente anticipa un aumento dei prezzi al consumo. Anche in questo caso si tratta di un indice che misura la salute economica di un Paese, infatti è la domanda bassa che porta a una diminuzione dei prezzi e la domanda bassa nasconde solitamente difficoltà economiche. Il contrario dell’inflazione è la deflazione, cioè la discesa dei prezzi. La deflazione solitamente genera una sorta di vortice, perché la diminuzione dei prezzi porta le persone a rimandare gli acquisti nella speranza che il prezzo possa ulteriormente scendere. Si tratta quindi di un processo tendente ad auto-alimentarsi.
  • Tasso di interesse reale – Tra gli indicatori da utilizzare per l’analisi fondamentale vi è anche il tasso di interesse reale. Lo stesso è dato dalla differenza tra tasso di interesse nominale e inflazione. Il valore può essere negativo, quando gli interessi nominali non riescono a coprire il tasso di inflazione.

Tra gli elementi da considerare vi sono anche le decisioni delle Banche Centrali che determinano il costo del denaro, con ciò influenzando non solo il valore delle valute e quindi il mercato del forex (Foreign Exchange Market), ma anche il mercato dell’import ed export.

Soprattutto, in fase di recessione o deflazione, è molto importante anche valutare la politica economica del governo perché questa può essere da supporto all’economia e quindi anche alle aziende, oppure può determinare ulteriori cali.

3. Analisi fondamentale aziendale

Mentre gli indicatori macroeconomici possono essere utilizzati per tutti i mercati, l’analisi fondamentale aziendale è specifica per chi vuole investire in azioni, e in parte, anche negli indici che reagiscono soprattutto agli indicatori macroeconomici visti prima.

I dati da considerare nell’analisi fondamentale aziendale sono molteplici:

  • Patrimonio netto – E’ la somma delle attività aziendali al netto delle passività, è essenziale per valutare la solidità di una società e la possibilità che il valore delle azioni emesse possa aumentare o diminuire. Il patrimonio netto equivale a quanto rimane di competenza degli azionisti e corrisponde al capitale versato, a cui si aggiungono le riserve e gli utili maturati.
  • Utile operativo – Corrispondente alla differenza tra ricavi e costi generati dalla gestione. Sono esclusi interessi, apporti straordinari e non ripetibili come le cessioni. L’utile operativo è importante perché può generare investimenti e gli stessi possono portare a un aumento del valore delle azioni.
  • Utile lordo – Corrisponde alla base dell’imposizione fiscale ed è dato dalla somma tra l’utile operativo e gli apporti straordinari visti sopra.
  • Utile netto – Per l’analisi fondamentale è necessario conoscere anche l’utile netto, ossia ciò che si ottiene sottraendo l’imposizione fiscale e dividendo ciò che resta tra incremento delle riserve e utile da dividere.
  • Cash flow – Si tratta della somma dell’utile netto e degli ammortamenti. È una voce utile a determinare la capacità di generare cassa.
  • Utile netto per azione – Ovvero l’utile spettante a ciascuna azione.
  • Yeld – Misura la redditività dell’azione.
  • Price/earning – Cioè il rapporto tra il prezzo dell’azione in borsa e l’utile ricavato da ogni azione. Può essere calcolato con il metodo di Peter Lynch. In questo caso si può fare riferimento agli utili degli ultimi anni, calcolando gli incrementi di anno in anno e facendo poi la media degli stessi.
  • P/BV – Si tratta del rapporto tra il prezzo di Borsa e il patrimonio netto.
  • ROI – Sigla che indica “return on investment” ed è il rapporto tra l’utile operativo e il totale dei mezzi finanziari di un’azienda.
  • PSR (Price Sales Ratio) – Parametro utile a individuare in modo veloce le aziende sottovalutate. Si calcola considerando il valore totale delle azioni e dividendo tale somma per i ricavi dell’azienda. Se il rapporto è inferiore a 1,5 le azioni sono sottovalutate ed è necessario attendersi un movimento rialzista. Al contrario, se il valore è superiore a 1,5, allora le azioni sono sopravvalutate.
  • ROE (return on equity) – Rappresenta il rapporto tra l’utile netto e il patrimonio netto.

 

Per un’analisi fondamentale accurata può esserti utile anche calcolare il rapporto tra debito e patrimonio netto. Quando il rapporto è superiore ad 1, allora l’azienda è troppo indebitata e quindi poco solida per avere una crescita. Valori inferiori ad 1 sono, invece, indice di salute.

4. A cosa serve l’analisi fondamentale?

L’analisi fondamentale, eseguita tendendo in considerazione i parametri visti fin qui, aiuta a capire se è possibile attendersi un trend rialzista, che si presenterà quando il valore attuale delle azioni o di altro sottostante è sottovalutato, oppure un trend ribassista dovuto a un’attuale sopravvalutazione.

Tra gli svantaggi dell’analisi fondamentale vi è la necessità di uno studio approfondito che di conseguenza richiede tempo e spesso al termine risulta quasi inutile, perché nel frattempo sono già cambiati i valori di alcuni parametri da valutare.

Si tratta quindi di uno strumento adatto soprattutto a strategie di investimento di lungo periodo, mentre per strategie di breve periodo è più adatta l’analisi tecnica.

Nonostante questo assunto resta in ogni caso importante avere almeno nozioni generali sui valori rilevabili dall’analisi fondamentale, che restano pur sempre ottimi parametri per stabilire il sottovalutato e il sopravvalutato.

 

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