Come si calcola il TFR

Ricordo, che quando ero amcora un lavoratore dipendente molti miei colleghi cercavano di capire come si calcola il TFR. Questo perché leggere ed interpretare una busta paga sembra essere diventata una scienza occulta…

Allora, vediamo di capire bene come si calcola questo benedetto TFR.

Esso si calcola a partire dalla retribuzione annua lorda – cioè da tutti gli stipendi lordi compresi tredicesime, quattordicesime, premi produzione e quant’altro si assomma per formare la retribuzione aziendale alla conclusione dell’anno fiscale – e può essere versata dalla tua azienda con una cadenza mensile, trimestrale, semestrale o annuale (in base alla procedura contabile usata dall’azienda).

Tuttavia, anche se l’azienda (o lo Stato nel caso di pubblico impiego) può utilizzare diverse cadenze per i versamenti, dal punto di vista del lavoratore esso è da considerare mensile con attribuzione al quindicesimo giorno del mese. In pratica se lavori per almeno 15 giorni, durante il primo o l’ultimo mese di impiego, il trattamento di fine rapporto (mensile) ti viene considerato per intero.

Lasciare il TFR in azienda? Vediamo cosa prevede la legge

Dal primo gennaio 2007 i dipendenti di imprese private possono scegliere la modalità di gestione del proprio TFR. Questo ha comportato il dover prendere una decisione se lasciare il TFR in azienda oppure procedere con una gestione privata.

Vediamo cosa prevede la legge in materia.

Sostanzialmente la legge suddivide i dipendenti in 2 categorie: quelli che lavorano in piccole imprese che hanno meno di 50 dipendenti, e quelli che lavorano in imprese con 50 dipendenti o più.

Coefficienti di rivalutazione TFR: tabella storica

Ogni mese l’INPS pubblica un valore detto coefficiente di rivalutazione TFR. Questo dato serve a sapere la percenutale di interesse da applicare al TFR maturato in precedenza in modo da adeguarlo al costo della vita.

Esiste una tabella apposita con dentro tutti i coefficienti anno per anno, che io ti inserirò più in basso in questo articolo. Tuttavia, se vuoi puoi anche usare un comodo software automatico che ti permetterà di calcolare l’ammontare del TFR maturato in azienda (o nel settore pubblico) che ho inserito all’interno dell’articolo calcola il TFR online.

Se invece vuoi calcolartelo manualmente clicca sul seguente link: Come calcolare il TFR

TFR: tutto quello che devi sapere ma che nessuno ti dice!

Questo sito parla di investimenti in generale e di come investire al meglio i propri soldi, tuttavia, tra le domande che mi vengono fatte sempre più spesso in via privata, moltissime riguardano per lo più il TFR, meglio noto come trattamento di fine rapporto.

Il TFR consiste in una retribuzione salariale differita, versata dal datore di lavoro nel momento in cui il rapporto lavorativo si interrompe. Pertanto, esso può essere percepito normalmente in 4 occasioni tipiche:

  • Dimissioni: cioè quando decidi di lasciare volontariamente un posto di lavoro, sia perché hai trovato qualcosa di meglio sia che decidi di lasciarlo per qualunque altro motivo. In definitiva, in questo caso, te lo devono dare sempre e senza fare storie!
  • Licenziamento: in pratica quando, per qualsiasi motivo, il datore di lavoro decide di licenziarti.
  • Licenziamento collettivo: in questo caso si intende il licenziamento per chiusura dell’azienda, oppure per ridimensionamento del personale. Anche in questo caso l’azienda ti dovrà elargire il TFR come liquidazione finale del rapporto lavorativo.
  • Pensionamento: è il caso più comune e, come facilmente intuibile, consiste pienamente in una cessazione del rapporto di lavoro. Di conseguenza, il datore di lavoro dovrà versarti il TFR come buonuscita.

Dopo aver visto brevemente cos’è il TFR, qui di seguito elenco gli argomenti più gettonati nelle e-mail che ho ricevuto. In questo modo, cercherò di dare una risposta quanto più esauriente possibile alle varie questione che spesso vengono sollevate da chi mi fa domande su questa tematica…

Come investire con la strategia del Value Investing

Oggi ti parlerò di una strategia per investire molto particolare e poco conosciuta in Italia: il Value Investing. Nessun racconto sul Value Investing può cominciare senza parlare di Benjamin Graham. Questo personaggio, infatti, è considerato da tutti il padre fondatore di questo modo di investire.

Egli ha avuto il merito di trasformare gli investimenti in una professione che prima consisteva, per lo più, in pratiche speculative. Se vuoi affrontare il mondo degli investimenti in azioni con l’approccio del Value Investing, sappi che devi il tuo futuro di investitore a Ben Graham.

Su internet trovi poche comunità valide che siano in grado di accompagnarti “prendendoti per mano” dalla conoscenza teorica fino all’applicazione pratica di questa semplice, ma poco conosciuta, modalità di investimento. In questo articolo cercheremo di delineare le caratteristiche base di questo tipo di strategia.

Investire in diamanti: cose fondamentali da sapere!

In momenti di crisi tutti sanno che bisogna trincerarsi dietro i beni rifugio, ma sono pochi quelli che si avventurano nell’investire in diamanti.

I diamanti, ancora più dell’oro, hanno sempre suscitato un forte fascino negli uomini. Sarà per il loro luccichio, sarà anche per il fatto che è il materiale più duro in natura fatto sta che sono sempre stati al centro dell’attenzione dei ricchi e dei nobili.

Da un punto di vista più finanziario, cosa che probabilmente ti interessa di più, l’investimento in diamanti ha un aspetto molto interessante: i ricavi della compravendita di diamanti non sono tassati!

Come per l’oro, i diamanti devono il loro valore alla difficoltà estrattiva, in pratica mantengono un prezzo alto e stabile perché se ne estraggono pochissimi. Questo fa si che l’investimento in diamanti è particolarmente adatto per essere utilizzato come protezione del capitale da eventi economici e politici negativi.

Come avviene per ogni bene finanziario esiste una quotazione ufficiale che nella fattispecie avviene nelle Borse di New York, Londra e Anversa. Ovviamente i diamanti, come anche tutte le altre materie prime, sono quotati in dollari americani.

Tuttavia, non tutti i diamanti vanno bene per gli investimenti! Se vuoi investire in diamanti infatti, devi acquistare il cosiddetto diamante finanziario. Si tratta, in pratica, di un diamante a cui fa seguito un certificato rilasciato da un istituto gemmologico che ne attesta le caratteristiche.

In particolar modo i certificati devono presentare le informazioni sul colore, la purezza, il taglio e il peso del diamante in questione. Per rientrare di diritto nella categoria dei diamanti finanziari, le sue caratteristiche devono essere perfette (sia nel colore che nella purezza che nel taglio) e il peso deve variare dal mezzo carato ai 2 carati.

Investire in BOT

Ne avevo già parlato in passato ma, visto i recenti avvenimenti ho pensato fosse necessario ritornare sul discorso di come investire in BOT.

In questo articolo avevo menzionato il fatto che, vista la bassa resa dell’ultimo decennio, investire in BOT procurava una perdita reale di denaro!

Tuttavia, in questi ultimi periodi, qualcosa è cambiato nello scenario economico. A causa degli attacchi speculativi manovrati da taluni istituti finanziari esteri contro il nostro paese, l’equilibrio della domanda e dell’offerta si è sbilanciato a favore dell’offerta con alcune importanti conseguenze.

Infatti, ciò ha causato un notevole incremento del tasso d’interesse dei titoli di Stato italiani. Anche se, dal punto di vista macroeconomico tale situazione è certamente negativa per la nostra econima, non lo è affatto per i nostri risparmi…