Come si calcola il TFR

Ricordo, che quando ero amcora un lavoratore dipendente molti miei colleghi cercavano di capire come si calcola il TFR. Questo perché leggere ed interpretare una busta paga sembra essere diventata una scienza occulta…

Allora, vediamo di capire bene come si calcola questo benedetto TFR.

Esso si calcola a partire dalla retribuzione annua lorda – cioè da tutti gli stipendi lordi compresi tredicesime, quattordicesime, premi produzione e quant’altro si assomma per formare la retribuzione aziendale alla conclusione dell’anno fiscale – e può essere versata dalla tua azienda con una cadenza mensile, trimestrale, semestrale o annuale (in base alla procedura contabile usata dall’azienda).

Tuttavia, anche se l’azienda (o lo Stato nel caso di pubblico impiego) può utilizzare diverse cadenze per i versamenti, dal punto di vista del lavoratore esso è da considerare mensile con attribuzione al quindicesimo giorno del mese. In pratica se lavori per almeno 15 giorni, durante il primo o l’ultimo mese di impiego, il trattamento di fine rapporto (mensile) ti viene considerato per intero.

A questo punto che devi fare? Semplice: prendi la retribuzione annua lorda e la dividi per 13,5, che ti anticipo immediatamente fa il 7,41%. A questa percentuale devi poi sottrarre uno 0,5% che preleva in automatico l’INPS come versamento pensionistico. In pratica, ciò che effettivamente viene utilizzato per la formazione del TFR è il 6.91%.

A questo 6.91% annuo della retribuzione lorda, per ogni anno di lavoro integralmente effettuato, si aggiungono gli anni frazionati compiuti nel primo e nell’ultimo anno di rapporto lavorativo (tranne che per coincidenza il primo giorno di impiego non corrisponda al primo gennaio e l’ultimo al trentuno dicembre). Cioè, il 6,91% va diviso per 12 e moltiplicato per i mesi compiuti, tenendo conto del discorso sui mesi frazionati che ho scritto poc’anzi.

Fino al 31/12/2006 il TFR era gestito dalle aziende che lo contabilizzavano nelle buste paga in modo virtuale ma, nei fatti, se lo tenevano ben stretto nel loro conto corrente. Per non fargli perdere valore nel tempo viene incrementato di un’interesse annuale, calcolato con la seguente formula:

1,5%+(0,75*Inflazione_ISTAT)

Quindi, se l’ISTAT dichiarava un’inflazione dei prezzi al consumo del 3% nell’anno 2005 (esempio di fantasia), il montante del TFR accumulato dal lavoratore fino al 2004 veniva incrementato di una percentuale pari a 1,5%+(0,75*3%) che fa 1,5%+2,25% e cioè 3,75%.

In pratica, ammettiamo che nel 2005 la retribuzione lorda fosse stata di 30.000 € e che fino a quel momento il montante del TFR fosse arrivato al 25.000 €. Nel 2005 si sarebbero aggiunti gli interessi del 3.75% (stavo facendo l’esempio dell’inflazione al 3%) che porta il montante a 25.937,50 €, a cui si aggiunge il TFR dell’anno 2005 che è di 2.073 € e porta il montante a 28.010,50 €.

Se poi l’anno successivo si fosse verificata un’inflazione del 2%, fermo-restando 30.000 € di retribuzione lorda, il montante sarebbe dapprima incrementato del 3% (cioè 1,5%+0,75*2%), che porta i 28.010,50 € a 28.850,81 € e poi si aggiunge il TFR maturato durante l’anno…e cosi via.

Ovviamente, la formula per il calcolo del TFR è valida sia per i lavoratori dipendenti privati che per i dipendenti pubblici. Tuttavia, le cose sono cambiate a partire dal 01/01/2007.  Infatti, a partire dal 2007 è partita la legge sulla gestione complementare del TFR.

Mentre prima non si aveva scelta e il TFR rimaneva per forze di cose in azienda e di conseguenza potevi contare solo sul rendimento standard previsto dalla formula vista prima, oggi hai una vasta scelta operativa. Tuttavia questo siscorso rpeferisco affrontarlo in un apposito articolo sulla possibilità di lasciare o meno il TFR in azienda.

Ho cercato di spiegare al meglio possibile come si calcola il TFR e spero di esserci riuscito. Se vuoi approfondire puoi leggere l’articolo principale sul TFR a questo link.

Inserisci un commento