Lasciare il TFR in azienda? Vediamo cosa prevede la legge

Dal primo gennaio 2007 i dipendenti di imprese private possono scegliere la modalità di gestione del proprio TFR. Questo ha comportato il dover prendere una decisione se lasciare il TFR in azienda oppure procedere con una gestione privata.

Vediamo cosa prevede la legge in materia.

Sostanzialmente la legge suddivide i dipendenti in 2 categorie: quelli che lavorano in piccole imprese che hanno meno di 50 dipendenti, e quelli che lavorano in imprese con 50 dipendenti o più.

1. TFR nelle aziende con meno di 50 dipendenti

In questo caso, si sono dati 6 mesi al dipendente per effettuare una scelta tra:

  • Silenzio assenso
    In questo caso il TFR viene automaticamente dato in gestione all’INPS e viene tolto dalla gestione aziendale. Per chi invece è stato assunto dopo il primo gennaio 2007, la scelta deve essere effettuata comunque entro i primi 6 mesi di impiego. Attenzione! Con la regola del silenzio assenso si intende che, se non fai nessuna scelta, il TFR lo gestisce in automatico l’INPS e quindi non rimane in azienda come molti pensano erroneamente. Cioè lo stato reputa che chi sta zitto sta scegliendo di non scegliere, non è che perché non fai niente o non dici niente allora tutto rimane com’è…
  • Lasciarlo esplicitamente in azienda
    In pratica, si sottoscrive un documento in cui lasci deliberatamente il tuo TFR all’azienda e, in questo caso, il calcolo del rendimento è quello standard e se vuoi puoi consultare l’articolo specifico su come si calcola il TFR.
    E’ bene sapere, che se decidi di lasciare il tuo TFR in azienda, puoi in qualunque momento decidere di spostarlo a una gestione privata. Viceversa, se scegli la gestione privata non puoi più tornare indietro!
    Al massimo potrai spostare il TFR da un gestore ad un altro, ma esso non tornerà più in mano all’azienda. Con questo sistema lo Stato si è assicurato il cosiddetto effetto imbuto, che canalizza nel tempo tutta la gestione dei TFR verso i gestori privati. Questo perché sa già che in futuro le pensioni saranno molto più basse di quelle attuali e cerca di salvaguardare il reddito dei futuri pensionati senza dare scandalo. Già da questo si può capire come poco rosea è la previsione sul futuro economico degli italiani…
  • Gestione privata TFR
    Qui il discorso si fa più articolato, infatti, esistono diverse possibilità:
  1. Lasciare il TFR all’INPS
    In questo caso va nel fondo dell’INPS, il quale gestisce tutte le liquidazioni in un grande calderone comune.
    Ci sono vantaggi e svantaggi in questo tipo di scelta. I vantaggi derivano soprattutto da situazioni che possono costringerti a chiedere un anticipo e da una minore tassazione. Gli svantaggi derivano dal fatto che i rendimenti sono più bassi rispetto ad altri tipi di gestione private.
  2. Fondo di categoria aperto
    Ogni categoria di dipendenti ha uno o più fondi di categoria. Ad esempio i metalmeccanici hanno il “Fondo Cometa”, i commerciali hanno il “Fondo FONTE” eccetera. Anche in questo caso ci sono vantaggi e svantaggi.
    I vantaggi sono quelli visti per il TFR gestito dall’INPS, gli svantaggi sono che, essendo un paniere dove confluiscono lavoratori a cui possono mancare anche solo pochi anni alla pensione, ovviamente il fondo tende ad essere con gestione molto cauta e quindi ha bassi tassi di interesse.
    Un’altra cosa da aggiungere è che, se si procede con il cosiddetto silenzio assenso visto prima, e l’azienda ha già scelto di non voler gestire autonomamente le liquidazioni, allora il tuo trattamento di fine rapporto, invece di andare al fondo dell’INPS, andrà in uno di categoria. Se c’è n’è più di uno, andrà in quello con più iscritti.
  • Fondi privati “chiusi”
    Sono fondi gestiti da banche o società di assicurazioni, che prevedono un accantonamento di quote di un fondo comune di investimento. Questo fondo può essere con gestione più o meno personalizzabile.
    Ci sono fondi totalmente obbligazionari, fondi totalmente azionari e fondi che investono anche in materie prime e titoli di paesi emergenti. Si può anche scegliere (spesso) la composizione della propria gestione dicendo in che percentuale si vuole investire in azioni, in che percentuale in obbligazioni e così via. Questo perché spesso utilizzano il meccanismo dei cosiddetti fondi di fondi.
    Anche in questo caso ci sono pro e contro. Fra i lati positivi c’è sicuramente il fatto che il fondo è praticamente nominativo e quindi i soldi non sono inseriti dentro un grosso calderone comune. Ciò permette di puntare su profili di investimento studiati per le tue esigenze e ciò si traduce (se è stato pianificato bene il tutto) in rendimenti superiori alle altre soluzioni.
    Nei lati negativi c’è da dire che, siccome sono costituiti da fondi di fondi, essi tendono ad avere costi di gestione più alti, in genere in linea con il massimo di legge che è del 3% annuo sull’accantonamento effettivamente versato.

2. TFR nelle aziende con più di 50 dipendenti

In aziende con più di 50 dipendenti non è più possibile lasciare il TFR in azienda, neppure facendone esplicita richiesta. Esso verrà diretto ad un fondo aperto di categoria, con le medesime opzioni che ho scritto riguardo alle aziende con meno di 50 dipendenti. Ovviamente rimane sempre la scelta di un fondo privato chiuso, per la gestione della propria liquidazione…

Dal punto di vista aziendale, l’ammanco dei soldi destinati al pagamento immediato delle liquidazioni viene compensato da un apposito taglio del cuneo fiscale e dalla possibilità di accedere a delle fideiussioni bancarie garantite dallo stato, per un ammontare uguale ai soldi che l’azienda ha sborsato in TFR verso l’esterno. Ovviamente anche le aziende più piccole possono accedere ai medesimi benefici, se decidono di far gestire il trattamento di fine rapporto esternamente.

Tra l’altro, dal punto di vista aziendale, liberarsi del TFR è una mossa molto vantaggiosa: infatti, siccome dall’inizio del terzo millennio l’inflazione è sempre stata molto bassa (inoltre l’adesione all’unione europea e all’euro fa si che essa rimanga bassa), il tasso di interesse che l’azienda deve corrispondere ai TFR dei propri dipendenti diventa un vero e proprio salasso!

Da quando esiste l’euro l’inflazione media in Italia è stata del 1,5%, ciò significa che il tasso di interesse sulle buonuscite è stato mediamente del 2,7%, cioè quasi il doppio della stessa inflazione. Ciò ha causato un debito crescente per l’azienda. Discorso diverso avveniva negli anni 70′ e 80′ quando, a fronte di inflazioni a due cifre (ad esempio 16% annuo), il TFR maturava del 13,5% che era inferiore all’inflazione come pui vedere dalla tabella storica dei coefficienti di rivalutazione del TFR. Questa situazione faceva erodere la liquidazione dei dipendenti a favore dell’azienda, che così riduceva il suo debito nei confronti dei dipendenti…

Quindi, un’azienda gestita in modo accorto sicuramente tenderà a privilegiare l’opzione che porta il dipendente a scegliere una gestione privata. Così facendo, non si deve più occupare degli interessi passivi e può quindi pianificare meglio la gestione finanziaria dell’attività.

Dal punto di vista del dipendente, una gestione privata è sempre preferibile rispetto a lasciare il TFR in azienda, perché così può personalizzare la gestione del proprio TFR in base alle proprie specifiche esigenze e condizioni di vita (ad esempio l’età, il numero di figli, se è coniugato o no, eccetera).

Bene, adesso dovresti avere un’idea più chiara sulle possibilità offerte dalla legge riguardo il lasciare il TFR in azienda o meno.

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